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Le normative europee sulle emissioni di CO2 per il 2020: tutto quello che c’è da sapere per acquistare un veicolo commerciale leggero

30th Luglio 2018

L’Europa ha una missione. Il suo obiettivo? Eliminare le emissioni del trasporto su strada entro il 2050. Di fatto tutti gli Stati membri dell’UE si sono già accordati per ridurre del 40% le emissioni complessive di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

È facile comprenderne le ragioni: da allora le emissioni di CO2 prodotte dai mezzi di trasporto in Europa sono aumentate del 29%. Questo significa che i sistemi di scarico dei veicoli sono responsabili di circa un quarto delle emissioni totali europee, facendo del settore dei trasporti la seconda principale fonte di inquinamento dopo il comparto energetico.

Nuove norme in arrivo nel 2020

Questa situazione evidenzia la necessità di nuove leggi e regolamenti, nuovi standard e nuove sanzioni per chi risulta non conforme. I primi a finire “sotto tiro” sono stati autovetture, veicoli commerciali leggeri (furgoni) e mezzi pesanti (autocarri):

  • Autovetture: i produttori devono garantire una riduzione delle emissioni del 40% per i nuovi veicoli entro il 2021 (rispetto ai valori del 2005)
  • Furgoni: analogamente anche i nuovi furgoni dovranno registrare una riduzione del 19% entro 2020 rispetto ai valori del 2012
  • Autocarri: per questa categoria viene richiesta una riduzione annua del 3% a partire dal 2020

Gli obiettivi per i furgoni

Per quanto riguarda i furgoni o “veicoli commerciali leggeri” (pari a circa il 12% del mercato UE dei veicoli leggeri), la legislazione per il 2020 fa leva sulle disposizioni introdotte nel 2017. Allora il traguardo da raggiungere era stato una media di 175 g/km di CO2 – traguardo di facile realizzazione per le case produttrici, visto che i nuovi veicoli si attestano già su una media di 163,8 g/km.

Per il 2020, l’obiettivo è quello di non superare i 147 g/km, il 19% in meno rispetto alla media del 2012,  circa 5,5 litri di CO2 ogni 100 km percorsi con un diesel.

Per quanto riguarda i furgoni interessati, la normativa coinvolge tutti i veicoli commerciali leggeri – di fatto quelli usati per il trasporto merci fino a 3,5 tonnellate e con un peso a vuoto inferiore a 2.610 kg.

Benefici previsti

Ma quali sono le motivazioni dietro ai provvedimenti che entreranno in vigore nel 2020? Creare una serie di benefici concreti che includano l’abbattimento di circa 420 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nel periodo compreso fino al 2030.

Oltre a questo aspetto, si stima un risparmio sui costi del carburante per i furgoni di circa 400 Euro per il primo anno, e tra i 3.363 e i 4.565 Euro se si prende in esame l’intera vita utile del mezzo. A questo si deve aggiungere una riduzione complessiva dei consumi di carburante prevista a quota 25%, con un risparmio di 160 milioni tonnellate di petrolio tra il 2020 e il 2030.

Per contestualizzare meglio queste cifre, vale la pena sottolineare che i trasporti in Europa dipendono per il 94% dal petrolio, importato per l’84%, con un costo giornaliero di ben 1 miliardo di Euro.

Normative che si estendono anche ai carburanti

Altro ambito su cui vale la pena soffermarsi è la legislazione UE sulla qualità dei carburanti: la Fuel Quality Directive prevede una riduzione del 6% dell’intensità delle emissioni di gas serra dei carburanti utilizzati sui veicoli entro il 2020.

La Direttiva interessa ogni genere di benzina, diesel e biocarburante impiegato per il trasporto su strada, puntando anche a ridurre l’inquinamento dell’aria, e regolerà altri aspetti della qualità dei carburanti legati alle emissioni inquinati in atmosfera.

Oltre il 2020

L’attività del legislatore non si ferma certo qui. A partire dal 2030, troveranno applicazione obiettivi ancora più stringenti, per cui la media delle emissioni di CO2 del parco veicoli europeo dovrà essere inferiore del 30% rispetto al 2021. A metà di questo percorso, nel 2025, è stato previsto un traguardo intermedio: -15% rispetto al 2021.

L’impatto della normativa sulle imprese

A una prima analisi, le disposizioni previste per il 2020 avranno un impatto limitato sulle imprese europee. Dopo tutto, saranno le case produttrici a pagare eventuali sanzioni in caso di non conformità.

Buone notizie anche sul lungo termine, con l’attesa comparsa di autovetture e furgoni più efficienti sul fronte dei consumi.

Il possibile aspetto negativo della normativa è che offre a nazioni e autorità metropolitane un target definitivo tramite cui stabilire le proprie politiche sulle emissioni. Le città più grandi hanno già iniziato a introdurre sovrattasse sulle emissioni e l’introduzione del limite dei 95 g/km darà loro la sicurezza per definire obiettivi ancora più ambiziosi.

A sua volta questo servirà solo a incrementare i costi di esercizio dei veicoli più vecchi e contribuirà ad accelerare l’esigenza di continui investimenti sui veicoli.

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Ovviamente la tecnologia giocherà un ruolo chiave nell’aiutare le imprese europee a definire e portare avanti attività a ridotte emissioni di CO2.

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